Partito di Alternativa Comunista

Brasile. Il compagno Zé María condannato a due anni di carcere per un comizio contro «Israele»

Brasile.

Il compagno Zé María

condannato a due anni di carcere

per un comizio contro «Israele»

 

 

Il presidente del Pstu, partito brasiliano della Lit - Quarta Internazionale, di cui il Pdac è sezione italiana, Zé Maria de Almeida, figura molto conosciuta in Brasile, specie tra gli operai e i lavoratori e giovani che lottano, è stato condannato a due anni di carcere per aver espresso in un comizio la solidarietà con la eroica Resistenza palestinese e aver spiegato la necessità della distruzione dell’entità coloniale, razzista e genocida, che chiamano «Israele» come premessa necessaria per restituire la Palestina ai palestinesi, «dal fiume al mare» (con pieno diritto di cittadinanza per gli abitanti ebrei che rompono col sionismo e i privilegi coloniali). 
Come in vari Paesi (vedi qui in Italia il ddl sull’«antisemitismo» - in realtà sull’antisionismo - in discussione al parlamento) la borghesia e i suoi governi cercano di difendere in ogni modo, con finanziamenti, menzogne ma anche con la repressione, «Israele». Di qui l’emanazione di nuove leggi che equiparano anti-sionismo a antisemitismo e l’attivazione della magistratura borghese per perseguire le organizzazioni e i militanti che sostengono la causa palestinese.
Il Pdac esprime la sua solidarietà al compagno Zé Maria e invitiamo le organizzazioni attive in Italia a sostegno della causa palestinese, partiti e sindacati, a far sentire la loro voce. Come ha detto Zé Maria uscendo dal tribunale: «noi non arretreremo di un passo».

 

Comunicati di solidarietà con Zé Maria possono essere inviati a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

 

Comunicato del Pstu - Brasile

Martedì 28 aprile, la 4ª Sezione Penale Federale  del Brasile ha condannato Zé Maria il  presidente del Pstu (sezione brasiliana della Lit-Quarta Internazionale) a due anni di reclusione per il reato di «razzismo». La cosa più scandalosa è che la decisione è stata presa a seguito di un intervento in piazza di Zé María a difesa del popolo palestinese, in cui denunciava il genocidio e il regime colonialista imposto dall’entità sionista «Israele» sulla Palestina occupata (www.instagram.com/reel/CytiNNpOTnz/)
Il processo è stato promosso da entità sioniste, come la Conib (Confederazione Israeliana del Brasile) e la Fisesp (Federazione Israeliana dello Stato di San Paolo). Le stesse entità che, di fronte all’indebolimento politico subito da «Israele» dopo un genocidio che ha già causato più di 67.000 vittime a Gaza, per lo più donne e bambini, hanno scatenato una campagna di persecuzione e assedio giudiziario contro giornalisti e personaggi pubblici che si sono opposti a questo massacro.
Per Zé María tale decisione «non ha alcun fondamento, né storico, né politico, né giuridico». La decisione parte da una distorsione sostenuta da organizzazioni sioniste che equiparano «sionismo» a «ebraismo». «Il sionismo non ha nulla a che vedere con la religione o con un gruppo etnico, è un’ideologia di estrema destra che non rappresenta il popolo ebraico», sottolinea il presidente del Pstu. «Dire che “Israele” deve finire non ha nulla a che vedere con un discorso contro il popolo ebraico, è come dire che lo Stato dell’apartheid del Sudafrica doveva finire: questo non significa invocare la morte dei bianchi sudafricani, ma la difesa della fine di uno Stato di segregazione razziale», ha argomentato. Non esiste, tra l’altro, alcuna legge nel Paese che dia fondamento giuridico a una decisione del genere, dato che Zé María ha semplicemente espresso la sua opinione contro un massacro condannato in massa in tutto il mondo.
Secondo Zé María, «l’argomento utilizzato da queste entità sioniste nasce dalla disperazione di cercare di difendere l’indifendibile, poiché il mondo intero sta assistendo al genocidio del popolo palestinese perpetrato da quello Stato razzista, colonialista e genocida che è Israele». 

 

Palestina libera, dal fiume al mare

 

Di fronte a una decisione priva di fondamento giuridico, il Pstu presenterà ricorso presso il Tribunale Federale di San Paolo (Tef3). Al di là di questo, il partito non farà un passo indietro nella sua denuncia dello Stato di Israele e dei continui crimini contro l’umanità che sta perpetrando sotto gli occhi del mondo. «Continueremo la nostra lotta in difesa del popolo palestinese, contro il genocidio e per la fine dello Stato sionista, razzista e colonialista di Israele, per una Palestina laica, democratica e non razzista, dove tutti i popoli, ebrei, arabi e di ogni etnia possano convivere pacificamente», afferma Zé Maria. «Palestina libera, dal fiume al mare», ribadisce.

 

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